Programma Tecnico Cappio Barazzone Mauro Arti Marziali Jujitsu

I.S.D.S. * A.S.C. * A.N.I.S.J.J.

ITALIAN SELF DEFENCE SCHOOL “CONTRO LA VIOLENZA”

ACCADEMIA NAZIONALE ITALIANA SCUOLE JU JUTSU

PROGRAMMA TECNICO : JU JUTSU

A cura del Professor MAURO CAPPIO BARAZZONE

CENNI STORICI

Il termine JU JUTSU significa Tecnica o Arte ( JUTSU ) dell’agilità, della flessibilità, dell’elasticità, ( JU ). La nascita del JU JUTSU avviene intorno al 1600, come citato da testi quali il BUGEI SHOGEN od il KEMPO ISHO, ma il ” Difendersi ” fa parte delle necessità dell’uomo e pertanto la Storia della “DIFESA PERSONALE” si perde nella notte dei tempi. Nel Giappone antico il JU JUTSU era conosciuto con nomi differenti quali : YAWARA, TAI JUTSU, JU JUTSU, TORITE, KOGUSOKU, KEMPO, HAKUDA, KUMIUCHI, KOSHI NO MAWARI, JUDO ecc. ecc. Il JU JUTSU contava numerose Scuole che si distinguevano fra di loro per i metodi di allenamento e le Tecniche; in generale il JU JUTSU può essere definito come un’Arte di Difesa e di Attacco, il più delle volte senza uso di Armi, contro 1 o più avversari armati o no.

CIRCOSTANZE CHE CONTRIBUIRONO ALLA NASCITA ED ALLO SVILUPPO DEL JU JUTSU

Prima dell’avvento delle Armi da Fuoco in Giappone venivano impiegate, nel combattimento a distanza, l’Arco e le Frecce; nel combattimento corpo a corpo i contendenti usavano Spade e Lance di varie lunghezze e forme e, saltuariamente, combattevano a mani nude : Questo tipo di combattimento era chiamato KUMIUCHI e contribuì profondamente allo sviluppo del JU JUTSU. Per Secoli il Guerriero Giapponese fece uso di 2 Spade, ma in certe occasioni particolari le Spade Lunghe erano proibite, per cui certe categorie di persone necessitavano di Tecniche di DIFESA PERSONALE. Ugualmente la Gente del Popolo aveva il divieto di portare qualsiasi tipo di Spada, per cui dovette imparare, per difendersi, un tipo ci combattimento a mani nude. Per terminare è doveroso citare la BOXE CINESE ( KEMPO ), introdotta in Giappone da CHEN YUANG PING, che ebbe anche qualche influenza sul JU JUTSU. Il JU JUTSU in Italia giunse, come già detto nel precedente Programma Tecnico di JUDO KODOKAN, nel 1908. Uno dei migliori rappresentanti di questa ARTE fu il Maestro BIAGIO ” GINO ” BIANCHI, ligure, che creò la sua Scuola, raccogliendo le esperienze avute in Cina nel 1936 e che, alla sua scomparsa, nel 1964, nominò suo discepolo la sua prima Cintura Nera CARLO “LUCIANO” FORALOSSO. E’ del 1997 la nomina del Maestro CARLO “LUCIANO” FORALOSSO al X Dan di JU JUTSU ( primo grado ufficiale italiano di tale livello ), da parte della Commissione Tecnica della FISJJ – FEDERAZIONE ITALIANA SCUOLE JU JUTSU di cui lui era Presidente ( Fondatore il Maestro RENATO BOSICH, nell’occasione nominato IX Dan HANSHI ) ed il sottoscritto Direttore Tecnico Nazionale.

INTEGRAZIONE AI PRECEDENTI PROGRAMMI TECNICI DI : JUDO, KENDO, IAIDO, KI, AIKIDO, KARATE, KO BUDO, BO JUTSU

I LE BASI DEL NOSTRO JU JUTSU

Per praticare il nostro JU JUTSU è sufficiente saper bene assemblare le Tecniche studiate precedentemente : Infatti il JUDO, il KI, l’AIKIDO, il KARATE, sono figli del JU JUTSU; il KENDO, lo IAIDO, il KO BUDO, il BO JUTSU, sono figli del KEN JUTSU, che è anche stato l’elemento scatenante del JU JUTSU. Nella nostra Scuola, che non si rifà direttamente a Scuole Tradizionali Giapponesi, ma le studia a fondo, si intende il JU JUTSU come una continua evoluzione verso la DIFESA PERSONALE. In questa ottica saremo sempre aperti ad ampliare il più possibile le nostre conoscenze su tutte le Arti Marziali Giapponesi e non e su tutte le Forme da Combattimento di qualsiasi origine.

II CLASSIFICAZIONE DELLE PARATE

I tipi di Parate si possono dividere in 6 gruppi :

  • 1) Bloccare l’Attacco dell’Avversario con una forza tale da scoraggiare un successivo Attacco. Questa Parata può essere considerata un Attacco
  • 2) Bloccare l’Attacco dell’Avversario con la sola forza necessaria per evitarlo o deviarlo
  • 3) Bloccare l’Attacco dell’Avversario ed attaccare simultaneamente
  • 4) Bloccare l’Avversario con la Parata
  • 5) Bloccare anticipandolo l’Attacco dell’Avversario
  • 6) Bloccare l’Attacco dell’Avversario e ritirarsi in una posizione sicura, fin che non si presenti l’occasione per attaccare od attendendo che l’Avversario desista dall’attaccare nuovamente.

    III UKEMI : CADUTE

    Le Cadute sono le stesse del JUDO e dell’AIKIDO, però bisogna considerare che il JU JUTSU si pratica in Palestra, però come Difesa Personale va poi applicato in Strada. Al di là di cercare di non cadere nella Strada, è necessario uno studio specifico nel caso che ciò debba accadere : Pertanto occorre saper adattare le “Cadute sul Tatami” ad ogni tipo di situazione ed ad ogni tipo di ambiente.

    IV ALCUNI TIPI DI ARMI DI PROVENIENZA NON GIAPPONESE

  • ALABARDA
  • BAIONETTA
  • BASTONE ANIMATO
  • FIORETTO
  • FUCILE
  • MITRA
  • PISTOLA
  • SCIABOLA
  • SPADA Ovviamente tutte le Armi citate sono di varie forme e dimensioni e molte altre ne esistono. Per conoscere bene la Difesa di queste Armi o comunque da quelle similari ( Attrezzi ) che potrebbero essere usate oggigiorno occorre avere una qualche conoscenza del loro modo di essere impiegate.

    V ESSENZA DELLA DIFESA PERSONALE

  • CONCENTRAZIONE : PRESTARE SEMPRE ATTENZIONE ALL’AMBIENTE
  • SGUARDO : GUARDARE SEMPRE GLI AVVERSARI NEGLI OCCHI
  • EQUILIBRIO : IL CORPO DEVE ESSERE IN POSIZIONE OTTIMALE
  • RESPIRAZIONE : AVERE SEMPRE I POLMONI PIENI D’ARIA
  • VELOCITA’ : ESECUZIONE ISTANTANEA OD ANTICIPATA
  • DETERMINAZIONE : ABBINARE ALLA TECNICA LA VOCE
  • ENERGIA : RACCOGLIERE TUTTA LA PROPRIA ENERGIA VITALE NEL MOMENTO DEL BISOGNO
  • PONDERATEZZA : SAPER DECIDERE IL DA FARSI SUL MOMENTO SENZA ECCEDERE NELLA DIFESA O SOTTOVALUTARE IL PERICOLO

    VI PRINCIPI

    Il Sensei di una Scuola di JU JUTSU è solo il binario entro il quale i Treni, che sono gli Allievi, devono imparare a viaggiare. Chi insegna JU JUTSU si assume una grande responsabilità :

  • 1) Il Maestro deve sapere bene se la Tecnica che sta insegnando è reale ed applicabile per strada ed in situazioni anche drammatiche
  • 2) Il Maestro deve conoscere bene ogni possibile Attacco per poter impostare bene ogni possibile Difesa
  • 3) Il Maestro deve conoscere a fondo ogni suo Allievo per potergli far giungere un messaggio che non ha riprove, infatti, per strada non esiste il Replay, quindi o si esegue a dovere una qualsiasi Tecnica o si rischia di soccombere
  • 4) Il Maestro deve essere un < Ottimo Psicologo > perché la Tecnica di Difesa Personale, per strada, nasce dalla Testa e non dai Muscoli
  • 5) Il Maestro deve essere molto umile e molto preparato ed insegnare ai suoi Allievi dei < Principi di Tecnica > e non pretendere che…..in quella occasione specifica….. venga eseguita quella Tecnica specifica…..in quel modo specifico… QUESTO E’ UN ERRORE COLOSSALE ED IMPERDONABILE!
  • 6) La Tecnica deve essere semplice, potente, risolutiva, efficace : Le Tecniche troppo lunghe ed elaborate si sbagliano facilmente e sono difficili da eseguire
  • 7) Il Maestro deve saper trasmettere ai suoi Allievi il concetto che chi sta loro di fronte è sempre più forte e che, di conseguenza, se Difesa ci deve essere, questa sia concreta, immediata, risolutiva : ERRORE FONDAMENTALE E’ QUELLO DI SOTTOVALUTARE L’AGGRESSORE
  • 8) Se gli Aggressori sono diversi occorre saper valutare bene la situazione – sarà meglio fuggire, se possibile – oppure anticipare l’aggressione attaccando per guadagnare tempo…ma chi attaccare ? Se possibile il Capo od il più Grosso od il più Forte, per crearsi un vantaggio psicologico sugli altri aggressori.
  • 9) La Fuga è la migliore Difesa Personale, sempre che sia fattibile ed efficace
  • 10) Il saper distrarre l’Aggressore con la voce ,< Parlare >, è molto utile; anche il fingere di sottostargli per poi colpirlo è molto vantaggioso
  • 11) Il saper usare le < Armi > di cui disponiamo ( oltre al nostro Corpo naturalmente ) : Sigaretta, Chiavi, Ombrello, Giornale, Fazzoletto, Borsetta, Biro, Occhiali ecc. ecc., è fondamentale
  • 12) L’eccesso di Difesa Personale è inumano : MAI INFIERIRE SULL’AGGRESSORE GIA’ RESO INNOCUO !

    VII CONCLUSIONI

    Sarebbe lunghissimo ed impossibile elencare, anche solo in parte, tutte le Tecniche di Difesa ed Attacco con o senza Armi, da uno più Avversari. Nella presente Dispensa ne esistono centinaia, nelle varie Discipline. Inoltre usando le Braccia e le Mani al posto della SHINAI, dello IAITO o del BO, ecc. ecc., si possono impostare decine di Tecniche di Difesa da Armi corrispondenti o similari. Si lascia comunque alla fantasia di ogni Praticante, con l’ausilio del Sensei, il combinare le centinaia di Tecniche contenute nella presente Dispensa, onde ricavarne efficaci Tecniche di Difesa Personale. Va sempre e comunque tenuto presente che la Difesa Personale non è un mezzo di attacco o di aggressione, ma il giusto sistema per togliersi da situazioni indesiderate e che il risultato finale è quello di rendere innocuo l’avversario o gli avversari, senza recare loro dei danni superiori al minimo indispensabile.

    PROGRAMMA TEORICO DEL CORSO DI :

    PSICOLOGIA DELLA DIFESA PERSONALE ( D.P. )

    < CONFERENZA INTRODUTTIVA >

  • I Lezione Perché si inizia un Corso di PSICOLOGIA di DIFESA PERSONALE Cosa si chiede ad un Corso di PSICOLOGIA di DIFESA PERSONALE Quando si smette un Corso di PSICOLOGIA di DIFESA PERSONALE Durata di un Corso di PSICOLOGIA di DIFESA PERSONALE Equilibrio fra Corso PSICOLOGICO e Corso TECNICO / PRATICO
  • II Lezione Rapporto DOCENTE / ALLIEVO in un Corso di PSICOLOGIA D.P. Rapporto con se stesso – Rapporto con gli altri Aiutare se stessi – Aiutare gli altri – Aiutare gli altri per aiutare se stessi
  • III Lezione Influenze Positive Esterne – Influenze Negative Esterne Frequenza Parallela di Corsi di D.P. a livello Tecnico / Pratico Età nei quali i Corsi di D.P. possono essere seguiti Chi è impossibilitato alla frequenza dei Corsi di D.P. cosa fa Corsi Domiciliari Personalizzati
  • IV Lezione Il Coraggio – la Paura – l’Incoscienza Gli Occhi – la Respirazione – la Voce – la Forza della Disperazione – Il Saper Evitare
  • V Lezione Le Armi che tutti abbiamo a disposizione Le Armi dell’Aggressore che possono essere usate contro di lui ( dimostrazioni pratiche )
  • VI Lezione Il rapporto con il Luogo ove si svolge l’Aggressione L’Equilibrio Fisico – il Movimento – la Caduta al Suolo ( dimostrazioni pratiche )
  • VII Lezione La Tecnica finalizzata alla necessità del momento Il Singolo Aggressore ( dimostrazioni pratiche )
  • VIII Lezione La creazione delle proprie Tecniche Un Gruppo di Aggressori
  • IX Lezione Il limite della Tecnica Il Sacrificio di una parte di se stessi La Morte come ultima spiaggia ( dimostrazioni pratiche )
  • X Lezione Un po di Storia delle Arti da Combattimento Riepilogo generale
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